domenica 31 marzo 2013

A proposito di... RINNOVAMENTO

Nicola Di Benedetto chiarisce a riguardo di alcune liste che vorrebbero apparire nuove mentre invece già nascondono molto di vecchio..........


Il comitato "Un'opportunità per Teano", sin dal momento della sua nascita, ha utilizzato come cuore della propria proposta amministrativa lo slogan: "Trasparenza, rinnovamento, interesse pubblico". Naturalmente, in questo particolare momento pre-elettorale, quasi tutti i candidati e i loro supporters stanno urlando a squarciagola più o meno gli stessi concetti, cercando di appuntarsi sul petto la medaglia più vistosa.
Il problema, però, è capire se, alle dichiarazioni solenni, si ha il coraggio di far seguire delle azioni e dei comportamenti concordi. Non voglio ancora parlare del dopo, cioè del modo in cui queste tre paroline magiche dovranno tradursi in azioni di governo tangibili e concrete, ma vorrei soltanto provare a capire se, già in questa fase competitiva, i diversi gruppi, già più o meno identificati, stiano operando in tal senso oppure se ad una giusta predica stiano contrapponendo il "solito" razzolare.

Il comitato "Un'opportunità per Teano" ha già dichiarato, come indicazione di vero rinnovamento, che nella propria lista elettorale non saranno presenti i cosiddetti "candidati eletti", cioè i consiglieri comunali del recente passato. Scelta forte ma inequivoca, che ha il pregio di arrivare chiara a tutti, anche se non è detto che sia condivisa da tutti.
Cosa accade negli altri lidi?

Alcuni hanno già individuato come proprio candidato sindaco persone che calcano le scene oramai da anni, dopo aver saltellato di qua e di là nei passati schieramenti. Oggi però questi stessi ci tengono a marcare le distanze, ad evidenziare le differenze, a non ricordare le passate esperienze e a sottolineare i "se" e i "ma". Per questi non c'è altro da aggiungere. A mio parere, è evidente che siamo in presenza di una vera operazione di "restauro", mascherata e spacciata maldestramente per "rinnovamento".
Qualcun altro ha avviato un "rinnovamento condizionato", dove alcuni "impresentabili" - a loro dire - sono stati segati, altri, invece, sono stati "graziati". Quello che continua a non essermi chiaro è il criterio scelto, specie quando i "salvati" hanno ricoperto ruoli di primissimo piano nelle passate amministrazioni e, quindi, hanno forse qualcosa in più da farsi perdonare. A tal proposito, penso, invece, che quando si inizia a rivoltare la terra, bisogna zapparla tutta e a fondo, per dare modo alle nuove piante di crescere bene e vigorose. Se, invece, si opera diversamente si corre il rischio di far appassire tutto e di avere intorno a sé un deserto arido o una palude insicura.

Qualche gruppo sembra tormentato dal dubbio di non poter rinunciare ad alcuni "calibri da 90", non fosse altro che, poi, questi potrebbero andare a rinforzare le schiere avversarie. Allora tentano di purificarli romanzando delle loro storiche battaglie contro il solito "tiranno", cercano di giustificarli "perché di più proprio non potevano", si convincono di poterli accettare "tanto poi staranno buoni", come hanno già fatto in passato, in cambio di qualche piccola concessione al territorio da loro rappresentato. Ma anche qui rilevo che il passato non ha insegnato niente, perché in realtà l'unico loro obbiettivo è vincere, non è anche quello di creare una squadra compatta per amministrare. Io penso che, anche in questo caso, non c'è proprio nulla di realmente nuovo sotto il sole: non si crede al rinnovamento, ma lo si sbandiera senza averne nemmeno la forza e, per scimmiottarlo, ci si limita ad immolare qualche persona nuova per sdoganare ancora una volta i soliti noti.
Ma il rinnovamento non è fatto solo di persone, ma anche di modi e di comportamenti.

Il comitato "Un'opportunità per Teano" ha scelto di effettuare un taglio netto con il passato. I problemi e le loro soluzioni si discutono tra la gente, ci si confronta con chi da anni conosce e studia il territorio, si aprono le porte della sede a chiunque voglia dialogare (anche a chi - per ora - ha dichiarato l'appartenenza ad altri gruppi), si scende per strada mostrando la faccia e manifestando le idee, si parla e si sollecita, con garbo, la partecipazione. La redazione definitiva del programma sarà partecipata a tutti gli interessati, saranno ben accette le osservazioni  e i rilievi critici. Si cerca di attuare da subito, in modo semplice e concreto, il concetto di "democrazia partecipata", passando dalla teoria alla pratica.
Anche in questo caso si ė fatta una scelta, forse temeraria, ma comunque si cerca di dimostrare che diversamente si può.

Dall'altra parte sembra che ancora tutto taccia, se non qualche timido convegno, ostico per la maggioranza dei cittadini, che attinge a piene mani alla solita nomenclatura di partito. C'è da meravigliarsi? Assolutamente no.
Ancora una volta le decisioni probabilmente saranno prese tra quattro mura alla presenza delle solite e necessarie comparse. Per cercare di comprendere, mi sforzo di ragionare con una testa non mia e immagino che si stiano facendo una sola domanda: "Perché abbandonare la strada vecchia per la via nuova? È andata sempre bene. Funzionerà ancora."... È proprio questo che mi preoccupa! Anche stavolta ci si trastullerà con la solita collezione di figurine, organizzando "solo" sulla carta squadre vincenti ed esercitandosi a più non posso nell'aritmetica delle addizioni. Naturalmente spero di sbagliarmi, spero che potremo confrontarci lealmente e vigorosamente con candidati ricchi di idee, spero che la dialettica elettorale produca soluzioni semplici a problemi storici. Uno scenario rinnovato ce lo meritiamo tutti, lo dobbiamo alla nostra gente.

In conclusione di questa prima parte di riflessioni, mi ricordo la confidenza fattami qualche giorno fa da un esponente politico locale, il quale mi ha raccontato che, in un passato consiglio comunale, aveva invitato tutti i componenti a non ripresentarsi alle prossime elezioni, seguendo il suo esempio. Alla luce dei ragionamenti ascoltati in questi ultimi mesi e alle lezioni di "politica" che mi sono state impartite da chi è "esperto" della materia, devo concludere che, al suono di quelle parole, molti consiglieri avranno, in cuor loro, dato del talebano, dell'integralista (epiteti a me molto familiari) ad una persona che aveva invece osato usare solo del semplice e comune  "buon senso".
Nicola Di Benedetto

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